Visualizzazione post con etichetta Caveau. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Caveau. Mostra tutti i post

lunedì 2 ottobre 2017

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Tutto finisce nel senso che ogni attimo nasce e muore ed è irripetibile quindi si trasforma. Così è anche per il progetto Caveau – idee mai nate di Serena Fineschi che ho seguito con grande curiosità.

Per chi è appena arrivato nel blog dico brevemente che l’artista senese Serena Fineschi ogni mese per un anno da febbraio del 2016 ha esposto in una piccola edicola incassata nelle mura medievali del centro storico di Siena, un tempo sede di una stazione barometrica,  un’ idea mai nata nel senso un pensiero, un progetto, un disegno, un incipit appartenente agli autori da lei coinvolti e da loro conservati senza che diventassero un'opera compiuta.

Il progetto prevedeva poi di raccogliere tutte le idee in una Mostra, quella che è in corso al momento al Santa Maria della Scala fino al 20 ottobre, e in un Catalogo.

Ebbene, non sono potuta andare all’inaugurazione ma il giorno dopo mi sono precipitata al Santa Maria e devo dire che rivedere insieme tutte le idee è stato commovente.

Si trovano una accanto all’altra, ciascuna nella propria teca orizzontale,  corredate da brevi notizie su ciascun autore.

In un angolino poi ci sono alcune delle buste che contenevano le idee e che sono state spedite per posta a Serena.

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Non nego che l’emozione dell’attesa per quell’appuntamento mensile nel Vicolo del Coltellinaio per scoprire l’idea esposta sia irripetibile. Anche la postura trasmette una sensazione diversa perché un conto è leggere, sbirciare o guardare le idee nel Caveau avendole davanti, e forse il tentativo di riprodurre questa esperienza è contenuta nelle dodici fotografie esposte lungo una parete all’inizio del percorso, un’altra è dover inclinare un po’ il corpo verso il basso per leggere il contenuto delle teche.

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

E però, nonostante io avessi già visto tutto e sapessi tutto c’è stata una sorpresa anche per me.

Una delle idee infatti, quella di Alfredo Pirri, è stata ‘nascosta’ a Serena stessa fino alla sua esposizione nel Caveau e anche lì non è che si vedesse molto. Nella Mostra è stata conservata questa segretezza; in compenso però è stata esposta la lettera di accompagnamento da parte di Pirri con la motivazione della scelta. (*)


Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Parte del lavoro di Serena Fineschi è l’approfondimento del concetto di ‘permanente impermanenza’ di cui potete sapere di più leggendo l’intervista che le ho fatto tempo fa e che trovate qui.

Essendo la Mostra delle idee di Caveau già un momento ‘altro’ rispetto al tempo nel Vicolo del Coltellinaio voglio accompagnare anch’io questa trasformazione riportandovi tutte le idee in un unico post con il collegamento a quello scritto sul momento e dove a volte ho condiviso le mie sensazioni.



Febbraio 2016 Marina Dacci


Marzo 2016 Alfredo Pirri

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Aprile 2016 Pablo Echaurren

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Maggio 2016 Bianco – Valente

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Giugno 2016 Pietro Gaglianò

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo


Luglio 2016 Claudia Salaris

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Agosto 2016 Paola Tognon

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Settembre 2016 Vittorio Corsini

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Ottobre 2016 Ilaria Mariotti

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Dicembre 2016 Serse

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Gennaio 2017 Marco Tirelli

Caveau di Serena Fineschi: Mostra e Catalogo

Il Catalogo poi è un piccolo gioiello edito dalla casa editrice Gli Ori, di Pistoia. Mi ha permesso tra l’altro di confrontare l’idea scritta a mano di Marina Dacci e scoprire le parole che per me erano state poco leggibili.

Chi come me ha seguito il progetto Caveau mentre si svolgeva ha avuto tempo un mese ogni volta per assimilare ogni idea quindi il consiglio che posso dare a chi di voi andrà a vedere la Mostra è di non accontentarsi di uno sguardo complessivo ma di sostare davanti ad ogni teca e di leggerne il contenuto senza fretta.

Sarei curiosa di sapere le impressioni di chi vedrà la Mostra senza aver mai sostato davanti al Caveau nel Vicolo del Coltellinaio.

___

(*) Se ho interpretato bene la calligrafia di Alberto Pirri, la lettera dice così:

Roma 16 Marzo 2016

Cara Serena
Ecco il mio lavoro
“Un oggetto di cartoleria”
Una cartellina porta poesia
In questo caso contiene quella di Friedrich Rückert musicata da Gustav Mahler col titolo “Kindertotenlieder”: Canti per bambini morti… anche il titolo della mia mostra più recente.
Ma possiamo mostrarne altre anche a tua scelta.La cartellina va mostrata in verticale col bordo lievemente aperto in modo che la luce penetri dentro un po’.
Uno scrigno appunto… un caveau.

A presto
Alfredo

P.S. la presente vale eventualmente come didascalia.

lunedì 13 febbraio 2017

Marco Tirelli al Caveau di Serena Fineschi

Marco Tirelli al Caveau di Serena Fineschi

L'ultima idea esposta da Serena Fineschi nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è dell'artista Marco Tirelli.

Ho aspettato per due settimane l'uscita dell'articolo che Sienafree.it dedica ogni mese a Caveau con un commento dell'autore ad illuminarci sul significato dell'idea scelta ma fino ad ora non è stato pubblicato niente.

E allora, cosa ho fatto? ora ve lo dico.

Non conoscendo l'artista, ho cercato su internet. Il suo sito personale non mi ha soddisfatto del tutto in quanto non ho trovato niente che mi definisse la sua poetica. Ho continuato a cercare e non solo ho scoperto che esiste qualcuno addetto ai lavori che scrive un Catalogo dei viventi e quindi anche di artisti viventi ma anche che Marco Tirelli "pensa oggi alla sua arte come l’ago di una bilancia sui cui due piatti stanno Malevich e De Chirico; infatti le sue forme sono sospese in uno spazio che è mentale, assoluto, e richiamano modelli di contemplazione zen.".

All'inizio della scheda biografica l'autore, Giorgio Dell'Arti, riporta questa idea di Tirelli: Ogni cosa, scavandola dentro, ti porta sempre verso l’infinito, la forza dell’opera è quando nasce senza tempo.

Qui l'intero post.

Ecco, l'idea di Tirelli per il Caveau di Siena a me è sembrata una porta, o meglio, un varco con cornici alterne nere e bianche quindi come se fossero più porte una sopra l'altra e quindi mi sono venuti in mente il gruppo storico "The Doors", il romanzo "La Porta" di Magda Szabó, il detto "quando si chiude una porta si apre un portone", le porte di Siena, la porta d'ingresso di casa mia, fragile all'inizio, blindata dopo che sono venuti i ladri. E comunque un nuovo inizio, un'alternativa, quasi come se, dopo lo spiraglio di luce dell'artista precedente, Serena Fineschi avesse voluto salutarci, a conclusione del progetto "Caveau, idee mai nate", con un invito a continuare ciascuno per la propria strada senza paura anche se un po' di paura fa perché la meta finale ognuno la immagina a modo suo ma nessuno ha la certezza di come sarà realmente.

Poi però quel nome, "Malevich", e quella parola, "assoluto", mi hanno illuminato all'improvviso e ho "visto" anch'io l'assoluto di Malevich, il limite ultimo della pittura raggiunto per prima da questo artista con l'intuizione del "Quadrato nero su fondo bianco", come un eclisse, come ci svelò, in una mirabile lezione a colpi di tweet nel 2014, l'architetto catalano Miquel del Pozo Puig.

Sono andata a rileggermi tutta la lezione perché mi colpì moltissimo fino alla commozione sapere che il "Quadrato nero su fondo bianco" era presente durante il trapasso del suo autore, era stato rappresentato nella sua bara e nella sua tomba. Ecco la testimonianza fotografica presa dai tweet di Miquel del Pozo Puig.

Malevich: Quadrato nero su fondo bianco
  
Malevich: Quadrato nero su fondo bianco

Malevich: Quadrato nero su fondo bianco


Era diventata la sua firma.

Ed ecco che ho visto non più 'porte' ma 'quadrati', 'assoluto' nell'idea di Marco Tirelli.

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 9 gennaio 2017

Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siamo all'undicesimo mese del progetto ma alla decima 'idea' esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena. Quella di ottobre infatti, di Ilaria Mariotti, è rimasta esposta per due mesi.

La decima idea è dell'artista Serse e rimarrà esposta fino al 25 gennaio, salvo sorprese; infatti solo Serena Fineschi conosce per intero il suo progetto.

Tornando a Serse, ancora una volta sono rimasta spiazzata dal Caveau di Serena nel senso che mi aspettavo - chissà poi per quale motivo - qualcosa di più 'appariscente' - forse perché era Natale? - e invece... mi sono ritrovata questo accenno di luce che mi ha ricordato un verso di una poesia d'amore di Vicente Aleixandre 'entre dos oscuridades un relámpago' (tra due oscurità un fulmine).

Certo, qui non si tratta di un fulmine ma di un accenno di sole. E, leggendo su Sienafree.it la 'spiegazione' data dall'artista della sua idea, mi sembra quasi che io l'abbia interpretata all'incontrario, o forse no?

Comunque, ecco cosa ha detto Serse.

***

Monade è la cassaforte dell’anima. Un disegno che si mostra come una finestra aperta sul mondo. “Non era per noi, figli del Rinascimento italiano, tutto cominciato con la 'fenestra aperta'? Vale a dire il ‘quadro’ come si intendeva da Leon Battista Alberti in poi, la superficie dove si trascriveva minuziosamente il mondo in tutta la sua pluralità”  Inizia con queste parole la riflessione di Serse.

Sotto i nostri occhi, l’opera di Serse sembra suggerirci che riusciremo a vederla solo se accetteremo di essere ciechi di fronte ad essa. “Come artista sono stato sottoposto, dopo l’esperienza iconoclasta della finestra di vetri neri di Duchamp (Fresh Widow, 1920) 


Duchamp: Fresh Widow, 1920

e dalla definitiva chiusura del sipario sancita dal Quadrato Nero di Malevič, all’ineluttabile stato di ‘preventiva cecità’.

Malevič: Quadrato Nero

'Lo sguardo e' un punto cieco che non riflette la luce la inghiotte' (J.-P. Sartre, Visages, Parigi 1948). L’enunciato sartriano ci ricorda l’impossibilità di relazionarci con il mondo attraverso lo sguardo che non ha piu' luce - spiega l’artista - Siamo chiusi in una stanza buia inibiti a vedere l’esterno, esclusi da ogni possibilità di rapportarci con esso, siamo dentro lo spazio cieco di una ‘monade’ che non ha varchi. E' esclusa la presa diretta con il mondo. Non si sta descrivendo un esterno ma un interno, dunque un ‘paesaggio dell’anima’.

Serse non ha dubbi: alla visione neo-neolitica, dove la pietra tecnologica è il silicio, alla simulazione informatica e al consumo eccitato di immagini, egli preferisce una riduzione della vista, un velo opaco e progressivo che mi porta fino al limite della cecità. A dirla con le parole di Henri Bergson:'Vivere l’esperienza della verificazione interna in tutta la sua durata'. All’onnipresenza, al fagocitare bulimico, di immagini che caratterizza il nostro tempo, allo stato permanente di stallo che e' il risultato dell’incessante sovrapposizione di fotogrammi e compressione di icone, l’artista preferisce “l’inconsueto atteggiamento di pittore di ‘antica contemporaneità'.

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 7 novembre 2016

Ilaria Mariotti al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Ilaria Mariotti al Caveau di Serena Fineschi

La nona idea esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è dell’artista Ilaria Mariotti. Rimarrà esposta fino al 25 novembre.

Ha riferito in proposito Ilaria su Sienafree.it

Sono una curatrice non un’artista, quindi quando Serena mi ha chiesto di partecipare a Caveau non ero sicura di riuscire a trovare un’idea che potesse vivere anche “fuori dal libro” - ovvero dalla mia dimensione primaria: la scrittura. Inoltre mi preoccupava il fatto che questa idea fosse percepita per brevi istanti, collocata in un luogo inedito e non deputato all’arte - spiega Ilaria Mariotti - poi mi sono lasciata affascinare dallla suggestione di quel luogo - il Caveau - che originariamente ospitatava una stazione barometrica, uno spazio cioè in cui si misurava la temperatura, su base scientifica.

Ecco il testo dell'idea di Ilaria Mariotti.

***

La bella statuina.

Da bambina avevo una torre di Pisa in miniatura che cambiava colore: diventava rosa con la pioggia, blu con il sole.
Mi piacevano così tanto quelle piccole sculture cangianti. Confesso che mi attraggono ancor oggi.
Qualcuno le chiama “le belle statuine”.
Passando dalle bancarelle del Campo dei Miracoli, a Pisa, era un gioco verificare se, nella distesa di torri pendenti in miniatura uguali alla mia, ce ne fosse una che svirgolava dal gruppo. Trovarne una rosa in un campo azzurro, ad esempio. Non succedeva mai.


Consultare la mia torre era per me una scommessa tutta personale. Dovendo uscire, se era rosa portavo l’ombrello. Se questo si fosse rivelato inutile sarebbe stata tutta responsabilità del soprammobile e mi dicevo che non avrei dovuto fidarmi. Se invece le previsioni si verificavano, al ritorno la guardavo con orgoglio e gratitudine. Come se quei colori – che paragonavo anche a certe sfumature dei cieli della mia città – la rendessero viva, recettiva, dialogante.

Per Caveau ho pensato alla possibilità di condividere con chi passa un foglio trattato con una soluzione sensibile alla variazione di umidità. Il foglio dovrebbe cambiare colore con il tempo: diventare blu se bello, rosa se piovoso. L’idea è quella di sostituire idealmente la stazione barometrica che una volta era ospitata dall’edicola con uno strumento misuratore poco scientifico.

Mi piacerebbe verificare se, su questo foglio cangiante, si possono impigliare le attenzioni dei passanti. Così come sulla torre si impigliava la mia. Mi piacerebbe che a questo barometro impreciso e tuttavia quasi attendibile ci si rivolgesse per verificare se quell’ombrello era proprio necessario. O per misurare quanto il foglio dica il vero o meno rispetto alle previsioni meteo sentite alla radio, alla televisione o consultate su internet.

Desidererei che quella bella statuina stesse per la strada e nella strada, registrando tuttavia un microclima che nell’edicola di Caveau è diverso da quello che esiste aldilà del vetro, in quello spazio pubblico su cui questo piccolo scrigno si affaccia.

Questa immagine ha per me il valore di sintetizzare un valore e una qualità per me essenziali nel pensiero che si esprime attraverso l’arte. Che si verifica in quei processi di pensiero che non registrano necessariamente in modo esatto quanto avviene nel loro tempo. Che sono leggermente fuori fase e disallineati rispetto alla storia e rispetto alla scienza per via di un nucleo poetico che li può rendere inaffidabili perché disassati in modo inquieto. E che, eppure, stanno nella loro storia e nel loro tempo, registrano e, in alcuni casi, anticipano cambiamenti, dinamiche, processi.

A Caveau affido questo piccolo progetto mai realizzato, una pratica mai da me contemplata, un’immagine che non si concretizza. Caveau ha permesso, a me curatore, di pensare prima ad un’immagine di sintesi e poi alle parole che la accompagnano.

Ma alla fine, questa bella statuina è modellata attraverso le parole e non realizzata con materiali.

Di statuine che cambiano colore con il tempo sulle bancarelle oggi non ce ne sono più. Temo che sia per via della possibile tossicità delle sostanze utilizzate all’epoca.

Pisa, ottobre 2016

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 24 ottobre 2016

Vittorio Corsini al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Vittorio Corsini al Caveau di Serena Finschi


L'ottava idea esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è dell'artista Vittorio Corsini. Rimarrà esposta fino al 25 ottobre.

Ha riferito in proposito Corsini su Sienafree.it

Il nero della parola e il nero del segno lasciano sul foglio una traccia dello stesso passaggio o forse è la traccia stessa a scandirne il passaggio. Questo lavoro iniziato a quattro mani non era mai stato pubblicato finora. Quando ho ricevuto l’invito di Serena Fineschi a partecipare a questo interessante progetto, ho sentito dentro di me che era arrivato il momento di portarlo alla luce, almeno in parte.

Ecco il testo della poesia di Paolo Aita, conosciuto da Corsini ai tempi dell'Università, che accompagna - a commento? -  il disegno di Corsini:

Attecchire. Come un atto
segue l'altro. Cieco,
perso nella sua caparbia
testimonianza a un mondo
dove un forno, un letto
tu, come fauci, adori.

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 19 settembre 2016

Paola Tognon al Caveau di Serena Fineschi


Siena: Paola Tognon al Caveau di Serena Fineschi

La settima idea esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è di Paola Tognon, critica d'arte e curatrice. Rimarrà esposta fino al 25 settembre.

Si tratta di una riflessione su Tempo e denaro e su Idee e furto delle idee.

Le parole evidenziate nel testo sono opera mia. Forse che anche questo è 'furto d'idee' per 'rendere più potente' l'idea di Paola Tognon? :-)

Riflessione che ho trovato molto interessante e che si conclude con la spiegazione del progetto Caveau di Serena Fineschi.

Ecco il testo:

Negli anni sono arrivata a credere che le idee e il tempo siano le cose più preziose che possediamo. Oggi m'interrogo sulla possibile relazione tra i due concetti, senza avere risposte certe. M'interessa partire dalle considerazioni più comuni e sempre mi viene un ritornello: "Tempo è denaro". Non mi pare sia invece in uso la frase: "Idea è denaro". Ho imparato come le idee siano più facilmente rubabili che vendibili, con la diffidenza o la solitudine che a volte ne consegue.
Mi pare strano che tra due concetti astratti uno solo sia entrato nel sistema economico tanto da essere quantificato e qualificato -mediante una frase fatta - in moneta sonante.

Ho osservato agenzie e società che garantiscono brevetti, indagandone la tipologia più comune: sviluppi d'idee di meccanica, di tecnica, di tecnologia, di chimica, di fisica, di matematica, di astronomia e similari. Mi hanno indicato come rare le richieste di brevetti per tesi astratte, ad esempio in ambito filosofico o artistico. Ho osservato i sistemi di copyright senza riuscire, neppure aiutata da chi è del mestiere, a tracciarne una strategia e un'efficacia certa, nei presupposti o negli esiti.


Ho pensato alla pena e alla prigionia, dove il tempo diventa un supplizio, il grado della pena. Si parla di assenza di libertà, ma l'esperienza diretta racconta di un tempo assente, di un presente annullato, di un non-tempo molto meno attrattivo e condiviso di un non-luogo.

In prigione il tempo non è denaro, è pena. La pena è un concetto astratto. La prigione è cosa concreta.

Si va in prigione per il furto di denaro. Raramente si va in prigione per il furto delle idee, al più si paga una multa. Però si va in prigione per le idee: l'elaborazione, la condivisione o la rivendicazione delle idee può portare in prigione.
Ho pensato anche di raccogliere e mettere in mostra le idee che nascono mentre si è in prigione. Con il consapevole cinismo di lasciare a chi osserva l'eventuale analisi o il confronto tra idee in libertà e idee in prigionia.


Mi domando spesso se il furto d'idee sia una pratica positiva: nutro questa impressione. Il fatto è che le idee mutano, scorrono, si muovono a scatti, a corrente alternata e c'è un tempo nel quale vengono acchiappate, un altro nel quale sono dimenticate e altri ancora nei quali sono interpretate. La stessa idea può essere al contempo di uno e di molti. Sino a prova contraria rimane un'idea. Anche quando si trasforma nella nostra idea di storia o di storia delle idee.
Senza ingenuità, senza progressismo e senza buonismo, per eccesso penso che rubare le idee possa far bene alle idee. Mi annoia ascoltare chi dice che tutto è già fatto e pensato e reitera una condizione in assenza di curiosità.
Per ragioni professionali mi sono domandata se scrivere di un'opera, di un ciclo, di una mostra, di un fenomeno o di un'attitudine, sia rubare idee. Se lo sia curare una mostra, quindi sottoporre allo sguardo-pensiero le idee altrui. Credo di sì. Penso però che il curatore, il critico o più in generale l'operatore non sia considerabile un povero d'idee per due semplici motivi: non esistano poveri d'idee ma più sovente un regime di fame, di spogliazione o massificazione (termine, quest'ultimo, molto rischioso); penso che prendersi cura delle idee altrui sia un'idea potente. Non un atto di generosità, ma un'opportunità che sollecita nuove idee. Committenti, mecenati, collezionisti, visitatori, spettatori e operatori non sono esseri virtuosi ma persone che lavorano su questa opportunità con la possibilità, a loro volta, di renderla ancor più potente o, all'opposto, impotente. In questa direzione m'interessa il concetto di propagazione e dismissione che assomiglia all'intermittenza dell'intuizione.


Inoltre, nella mia esperienza, rubare idee per mostrarle o interpretarle, immettendole in un flusso più amplio di pensieri, è per i singoli ideatori/autori generalmente un fatto positivo. Si compone un'esperienza spesso complicata per elementi sensibili o pratici, per concordanze o discordanze, ma in generale, anche se sollecita forti conflittualità o quando fallisce, è pratica positiva, che permette di approfondire o replicare esperienze in corso, che stimola la formalizzazione di intuizioni passate o di idee nuove.
Paradossalmente la censura delle idee può essere letta come un prendersi cura delle idee, tanto da diffidarne o averne paura.
Mi pare infine che prendersi cura delle idee, cioè impegnare del tempo per le idee - proprie o altrui - non sia, in termini statistici, uguale al denaro.


Caveau - che nasce dall'idea di un artista - è un'opera/progetto che si prende cura delle idee, con un gioco di ribaltamenti e di rilanci che è tipico dell'arte. Quale che ne sia il motore o l'intento non è poi così importante. Il caveau implicato è fisicamente un piccolo luogo che appartiene alla storia, dentro le mura di un'antica città. In questo spazio minimo che ha a che fare con il denaro, con il tempo e con la dismissione, siamo invitati a inserire delle idee autografe. Avevo pensato di alloggiarvi una pianta che dovesse ricevere cure almeno settimanali o di illuminarlo con luce alternata o di farne fuoriuscire un suono attrattivo come quello del pifferaio magico (prendersi cura di uno spazio, pena la morte del vegetale, attrarre sguardi casuali e allargati ...). M'interessava che il mese a disposizione attirasse l'attenzione su un'idea, quella del progetto caveau in un luogo dismesso. Sono stata "censurata" perché andata fuori tema, o meglio, fuori format. Anche questo è interessante e ha sollecitato in me idee contrapposte. Dunque inserisco nel caveau questa riflessione che è l'abbozzo di un'idea sulla quale vorrei continuare a riflettere e dialogare.

Bergamo, Agosto 2016

Paola Tognon
***

Nota: a me sarebbe piaciuta anche la piantina ;-)

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 29 agosto 2016

Claudia Salaris al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Claudia Salaris al Caveau di Serena Fineschi

La sesta idea rimasta esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena fino al 25 agosto è stata di Claudia Salaris, storica del futurismo e dei movimenti d’avanguardia.

Si tratta del progetto di una mostra ancora mai realizzata.

Ecco il testo del progetto. Miei sono i grassetti per evidenziare quello che di una mostra del genere desta la mia curiosità; quasi un guardare il passato per capire il presente, in questo caso l'evoluzione della comunicazione.

Lo considero un privilegio per me e per chi si è fermato nel piccolo Caveau di Siena quella di potersi fare un'idea molto concreta di cosa significhi progettare una mostra.

E' come se uno scrittore ci rivelasse la mappa di un suo romanzo ancora da scrivere ma la cui trama è già tutta nella sua testa.

Anche le interlinee sono mie per permettere una lettura più agile a video.

***

ARTE CONTRO

La mostra propone un itinerario attraverso i materiali cartacei prodotti dall'avanguardia e dall'editoria alternativa in Italia lungo il Novecento: libri, giornali, volantini, manoscritti, tavole originali, disegni, fotografie ecc. Il centro dell'esposizione è rappresentato dalla produzione futurista, di cui si propone una campionatura che illustri tutta l'avventura del movimento marinettiano: gli esordi nel clima simbolista, la stagione "parolalibera" della "rivoluzione tipografica", i gruppi sorti attorno a riviste (da "Lacerba" a "L'Italia futurista" fino a esperienze locali minori, regionali e defilate), i libri-oggetto, dall'"imbullonato" di Depero alle "litolatte" che oggi costituiscono una vetta nella storia del libro. Ma accanto alle pubblicazioni più note e pregiate, anche curiosità e sorprese, materiali mai precedentemente esposti o di rarissimo reperimento.

Il futurismo ha occupato uno spazio autonomo rispetto alle istituzioni culturali ed editoriali del tempo, muovendosi in una dimensione di alterità assoluta che gli ha consentito di praticare il massimo della libertà espressiva e della sperimentazione. La sua è stata la prima rivoluzione della comunicazione verbo-visiva. Il senso della mostra vorrebbe essere appunto quello di evidenziare questa priorità futurista e al tempo stesso illustrare la sua eredità, nel secondo dopoguerra, seguendo due direttrici, una in alto,  nel campo artistico, l'altra in basso, al di là della dimensione puramente estetica, nella nebulosa delle controculture underground.

Nella prima dimensione rientrano l'esperienza di Pinot Gallizio, legato alle origini del situazionismo, le scritture visuali e d'avanguardia, la poesia concreta, la poesia visiva, con i vari punti d'aggregazione attorno a gruppi o riviste anni '60 e 70' ("Ana etcetera", "Ex", "Tool", il Gruppo 70, "Il Dissenso", "Linea Sud", "Lotta poetica", "Mec", "Tam-tam", "Techne", "Antologia Geiger", "Malebolge", "Marcatré" ecc). La scelta dei materiali, oltre a rispondere all'esigenza di mettere in evidenza il legame con la poetica futurista, s'incentrerà su quelle esperienze che maggiormente puntano a erodere i luoghi comuni della comunicazione e del linguaggio usurato dalla consuetudine, attuando una sorta di "guerriglia semiologica".

Alla seconda coordinata appartiene invece la miriade di fanzine beat, provo, hippy, "decondizionate", situazioniste, psichedeliche, movimentiste tra anni '60 e '70, di cui viene proposta una scelta significativa che vada da "Pianeta Fresco" di Pivano-Sottsass alla costellazione dei vari "Mondo Beat", "S", "Esperienza 2", "Re Nudo", "Stampa Alternativa", "Pantere Bianche", "Robinud", "Roman High", ma anche la più culturale "Ubu", legata al teatro underground, e "Puzz" con i suoi antifumetti, fino ad arrivareai fogli del movimento del Settantasette e degli "indiani metropolitani" ("A/traverso", "Zut", "Wow", "Oask?!"), quando, in un ultimo falò, le istanze di arte-vita tipiche delle avanguardie storiche, rimesse in circolazione dal situazionismo che le adattò all'attuale "società dello spettacolo" e dell'immagine, sembrarono dilagare in basso,oltre i recinti dell'estetico.

Progetto di mostra non ancora realizzato.

Claudia Salaris
***

Rispetto alla sua idea ecco cosa ha detto Claudia Salaris:

"Da sogno nel cassetto ad opera esposta in un caveau. La mia idea vive un passaggio di dimensione: da quella più intima e personale dei progetti propri mai realizzati a quella pubblica di uno spazio d’arte in comunicazione diretta e inconsapevole con chiunque sia di passaggio."

da Sienafree.it
***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 11 luglio 2016

Pietro Gaglianò al Caveau di Serena Fineschi


Siena: Pietro Gaglianò al caveau di Serena Fineschi

La quinta idea esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è di Pietro Gaglianò, critico d'arte e curatore. Rimarrà esposta fino al 25 luglio.

Si tratta della pagina di un romanzo scritto nel 2004; ma mai pubblicato.

L'idea di Gaglianò mi è tornata in mente proprio venerdì scorso quando è stato proclamato il vincitore del Premio Strega 2016.

Non mi sono mai appassionata a questo premio ma quest'anno avevo qualcuno per cui fare il tifo e cioè il romanzo Il Cinghiale che uccise Liberty Valance di Mauro Meacci (ne avevo parlato qui). E' arrivato quarto. Meritava di più, secondo me; ma non ho letto gli altri romanzi per cui non posso esprimermi ulteriormente.

Ritornando all'idea del Caveau, l'incipit del capitolo pone la domanda delle domande: "Dimmi un po', Angela, sei felice tu?" buttata lì con non chalance.

E' la scusa per interrogarsi sul valore dei desideri, dei rimpianti anche rispetto ad un luogo dove vorremmo essere che non è quello dove siamo. Sul presente.

Pietro Gaglianò sull'idea mai nata ha detto:

"Quando Serena mi ha chiesto un’idea per Caveau ho pensato che ci volesse un progetto amato e temuto, che meritava ora di avere un po’ di luce. Mi piace anche la coincidenza che questa piccola porzione di inedito appaia nello stesso anno in cui è uscito il mio libro (finora) più importante, Memento, una riflessione politica sul rapporto tra arte e potere. Anche il romanzo aveva a che fare con questo tema, in un modo all’epoca oscuro e molto più estetizzante (molto di più di quanto ammetterei di voler fare ora): la vicenda intreccia la ricerca di un giovane studioso dei martiri del tempo dell’imperatore Diocleziano con la scoperta incantata del senso della fine delle cose umane, del bisogno della memoria, della morte e delle idee. Il tutto risplende nella visione protratta del palazzo di Diocleziano a Spalato, dove si svolge gran parte della storia. Il sentimento dei protomartiri per il valore di un’idea, laicamente interpretato, e quello dell’imperatore per la comprensione della storia si connettono alla resistenza del protagonista alla facilità delle cose del tempo presente. Morire per delle idee, insomma. O morire con delle idee. Con un grande punto interrogativo. Il brano per Caveau, sulla cui versione originale ho apportato alcune correzioni a matita, è una specie di intermezzo nella vita quotidiana tra il protagonista e la donna che ama, senza capirla senza esserne capito”.

da Sienafree.it

Ecco il testo della pagina del romanzo mai pubblicato di Pietro Gaglianò:
"Dimmi un po', Angela, sei felice tu?" le chiedo con il tono di chi si informa a che ora è prevista la cena.
Mi sorride nel sole, come se gliela avessi appena sottoposta io una forma di felicità perfetta, "Certo che sono felice, " risponde.
"E non hai desideri, in questo momento?"
"Vuoi dire desideri come qualcosa che vorrei, o desideri come rimpianti?"
Una pignoleria insopportabile

"Hai ragione, sono due cose diverse.
Intendo il rimpianto di qualcosa che potrebbe essere in un modo e invece non lo è. Come voler essere in un posto, Roma, l'India o Città del Messico, ma essere qui. Questo vale sia per il passato, un luogo in cui sei stata realmente, sia per tutto il resto."
"Ho capito," dice sedendosi per terra con l'espressione concentrata di chi sta per esaminare un problema che gli sta a cuore, o piuttosto come un bambino al quale è stato proposto un gioco irresistibile. "Questa terrazza, che è un po' scalcinata, non è proprio il massimo ma per me va bene ugualmente; mentre sono qui mi può venire in mente una spiaggia tropicale con una palma e una bibita ghiacciata e il mare pieno di pesci mai visti, o la piazza di un paese tranquillo, con un bar, le persone che chiacchierano e i bambini che si rincorrono mentre il campanile batte il tempo. E penso per un attimo che sono bei posti, ma ci penso per caso, giusto per un attimo."
"Continua", le dico affascinato, ha appena descritto il paesaggio che sto coltivando nella mia immaginazione. Un paese in Calabria, dove una nonna coriacea si accaniva a tenere in vita gerani stremati dal sole, c'era una terrazza piuttosto in rovina anche lì, e la sera prima di cena andavo a curiosare nel colore locale del bar e delle piazzette. Una torre normanna faceva da meridiana scivolando nelle ore del giorno e nell'indifferenza ciarliera della gente.
"Non c'è molto altro. Sono troppo concentrata sul presente. Se penso a un qualsiasi altro posto, la piazza o la palma, non riesco a nemmeno a pensarci abbastanza per desidera di esserci seriamente."
Mentre io divago, Angela c'è. A lei sembra uno spreco inutile perdersi le cose per quello che possono offrire nell'immediato. Per me, invece, il vecchio gres della terrazza, levigata dal nostro tramonto, è importante perché potrebbe essere altrove e comprende, tanto quanto ignora, qualcosa di analogo in un'altra parte del mondo."
***

Che dire? la domanda sulla felicità rimane aperta per tutti! Io, anche per via dell'esperienza che ho fatto recentemente a Lutirano di Marradi, opto per il presente, il qui e ora.

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 6 giugno 2016

Bianco e Valente al Caveau di Serena Fineschi


Siena: Bianco e Valente al Caveau di Serena Fineschi

Giovanna Bianco e Pino Valente, artisti napoletani, a proposito della loro idea esposta al Caveau di Siena nel Vicolo del Coltellinaio dal 25 maggio 2016 per un mese:

“L’opera nasce da una riflessione sulle potenzialità del linguaggio, sulla capacità dell'uomo di indurre la formazione di immagini nella mente dei propri interlocutori, utilizzando semplicemente le parole. Immagini che si formano traendo linfa dal bagaglio delle proprie esperienze personali, e questo spiega perché a partire da uno stesso testo ci sia una moltitudine di possibili raffigurazioni mentali, dovute all'unicità di ogni individuo"

da Sienafree.it

Ecco il testo dell'idea:

Questo foglio impedisce la visione della fotografia che è cucita sul lato opposto.
Si tratta di una vecchia fotografia in bianco e nero che abbiamo acquistato qualche mese fa su una bancarella qui a Napoli, non sappiamo quando sia stata scattata.
Si vede uno sconosciuto di spalle, seduto su una panchina che guarda il paesaggio davanti a sé.
L'uomo ha un cappello in testa, probabilmente un colbacco, e alla sua sinistra v'è un'altra panchina, vuota.
Le due panchine si trovano sulla riva di un lago e sulla sinistra si vede un piccolo promontorio con un gruppo di case e degli alberi, mentre più in lontananza si vede una catena montuosa i cui picchi più alti sono innevati.
Potrebbe essere una giornata di inizio autunno, fredda ma con il sole, la panchina vuota proietta la propria ombra a terra, gli alberi in lontananza sono ancora folti di foglie.
La direzione verso cui guarda l'uomo è fuori dall'inquadratura, chissà cosa sta guardando e quali sono i suoi pensieri.


***

Che dire? molto suggestivo questo esercizio che ci propongono Bianco e Valente; quello cioè di un atto d'immaginazione.

La curiosità di vedere la fotografia è tanta ma la cassaforte è chiusa, altrimenti che Caveau sarebbe? e quindi non si può sbirciare. Bisogna stare al gioco.

Ognuno ha i suoi riferimenti. Per me quel lago non può che essere il Lago di Garda dove sono stata una vita fa seduta su una panchina ad ammirarlo. Non ricordo altro. Non ricordo se tutt'intorno potrebbe corrispondere alla descrizione della fotografia di Bianco e Valente.

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 16 maggio 2016

Pablo Echaurren al Caveau delle idee a Siena

Siena: Pablo Echaurren al Caveau di Serena Fineschi

Per il progetto Caveau a Siena, la minuscola  Galleria d'Arte dove l'artista Serena Fineschi da febbraio scorso  ogni mese per un anno esporrà un'idea mai nata, troviamo questa volta l'artista Pablo Echaurren.

Confesso di non conoscere questo artista per cui vi rimando al suo sito per documentarvi come ho fatto io (qui). Ho scoperto tra l'altro che nel 2008 è stata allestita una sua mostra a Siena.

Wikipedia intanto dice che è 'pittore, fumettista e scrittore italiano'.

Mi soffermerò quindi qui soltanto sull'idea esposta da Pablo Echaurren nel Caveau del Vicolo del Coltellinaio a prescindere dalla sua produzione artistica.

E devo fare subito outing. Come mai? ora ve lo spiego.

Il giorno dopo aver visto la sua idea nel Caveau, questa volta con qualche giorno di ritardo dovuto -credo- al fatto che Serena Fineschi era impegnata in diversi progetti contemporaneamente, mi sono sentita come quel personaggio che sapeva tutto sugli animali da quanti libri aveva letto al riguardo ma che quando per la prima volta uscì di casa scambiò una formica per un elefante....

Come mai faccio questo paragone?  Prima di rispondervi date un'occhiata al 'fumetto' esposto da Pablo Echaurren.

https://www.pabloechaurren.com/

Vi riporto anche il dialogo tante volte la foto non fosse leggibile:
- Marcel: PABLO!... che mi combini?
- Pablo: sì, lo so, Marcel. L'avevo promesso, niente più ebbrezze all'acqua ragia, niente più pittura... Ma ora lo giuro BUTTO I PENNELLI!

Nell'angolo in alto a sinistra c'è poi scritto Totus tuus, Marcel

[Aperta parentesi] Un flash back inaspettato: quel 'totuus tuus' era il motto con cui Giovanni Paolo II esprimeva la propria devozione mariana. [Chiusa parentesi]

Ecco, io lì per lì ho scambiato 'Marcel' per il padre dell'artista. Ho creduto cioè che fosse riportato un dialogo immaginario o reale intercorso tra l'artista e suo padre.

Il giorno dopo, dicevo, quando sono andata su Sienafree.it, che sta seguendo il progetto di Serena, e ho scoperto chi fosse 'Marcel'  non potete capire la mia contrarietà nel non aver associato subito 'Marcel' a 'Marcel Duchamp'. Non me lo perdono, davvero.

Duchamp, quello che detestava l'arte retinica, ovvero l'arte che dà piacere all'occhio.

Ecco il senso di quel 'ora butto i pennelli' di Pablo Echaurren nel fumetto.

Non sono una storica dell'arte ma ci ho sformato lo stesso perché mi sono confrontata molteplici volte con amici sulla fatidica domanda nata dai ready-made* di Duchamp in poi e cioè 'Come si fa a riconoscere un'opera d'arte dal suo corrispettivo reale? Chi stabilisce che si tratta di un'opera d'arte e in base a quali requisiti?'.

E' il concettualismo, bellezza! mi viene da dire.

Quante discussioni sull'Orinatoio/Fontana di Duchamp...

Mi ha sempre affascinato tutto questo; ma presa dalle mie divagazioni non avevo mai prestato particolare attenzione all'immagine fisica dell'uomo Duchamp per cui nel fumetto di Pablo Echaurren non l'ho proprio riconosciuto!

[Aperta parentesi] Se vi interessa approfondire Duchamp vi consiglio il saggio La trasfigurazione del banale del filosofo statunitense Arthur C. Danto edito da Laterza. [Chiusa parentesi]

Ora vi riporto qui quanto ha detto l'artista riguardo all'idea proposta per il Caveau:

“Credo sia necessario farla finita con i pittori, con gli scultori, con i performer, con gli artisti in generale, o perlomeno bisogna farla finita col loro ego a go-go. Sulla via di Marcel Duchamp non per fare l’ennesimo ready-made o lanciare l’ennesima provocazione ma per testimoniare tutto il disgusto di un mondo così autoreferenziale da essere diventato lo specchio dell’intera società. Una società dello spettacolo con farsa finale. Bisogna ripartire da Duchamp: servirsi di Duchamp come d’una gomma per cancellare”.
da Sienafree.it

Una posizione provocatoria, sicuramente, che può essere sostenuta da chi ha cognizione di causa. Non a caso il titolo di una sua mostra attualmente in corso a Santiago del Chile è Make Art, not Money, stesso titolo di un suo post dell'anno scorso pubblicato sul suo blog su Huffington  Post dove approfondisce il concetto. Ecco il link

A noi rimane l'esperienza da fruitori che per quanto mi riguarda è sempre interessante perché è arricchita dal nostro vissuto personale che si va ad aggiunge a quello dell'artista.

In tutto questo sperando di affinare sempre di più la nostra capacità di riconoscere un'idea di valore da un bluff.

*ready-made: oggetti di uso comune elevati alla dignità di opere d'arte

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 18 aprile 2016

Alfredo Pirri al Caveau di Serena Fineschi

Alfredo Pirri al Caveau di Serena Fineschi
Foto credits: miglieruolo.wordpress.com

Quando ho letto il nome di Alfredo Pirri nell'elenco di persone che Serena Fineschi aveva coinvolto nella sua opera Caveau - Idee mai nate a Siena devo dire che le mie aspettative erano alte.

Ora vi confido come mai.

'Cosentino di nascita e romano d’adozione, Pirri è uno degli artisti italiani che maggiormente, negli ultimi trent’anni, ha saputo rinnovare il linguaggio del contemporaneo attraverso le sue opere installative e ambientali, riflettendo sulla relazione sensibile tra arte, spazio e architettura.'

Questo è quello che ho letto su Sienafree.it; ma la prima volta che ho sentito parlare di Alfredo Pirri è stato a proposito della sua opera Passi realizzata per la GNAM di Roma.

Un'opera composta da un pavimento di specchi crepati sul quale sostano delle statue. Un'opera in cui poterci entrare dentro; 'doverci' entrare dentro per poter visitare la Galleria. Un'opera molto suggestiva che, notizia recente, verrà smantellata per metterci una caffetteria... e su questo non aggiungo altro perché direi solo parolacce... (qui la notizia)

Alfredo Pirri al Caveau di Serena Fineschi

Alfredo Pirri è già presente a Siena con una lastra d'autore del progetto Tempo Zulu, quella collocata in Piazza Alessandro Manzoni e che riporta la parola 'PAX' in codice morse.

Non so per ora dargli un nome a questo feeling con Alfredo Pirri.

Insomma, avevo delle aspettative dicevo; per cui quando ho saputo che la seconda 'idea' esposta nella piccola galleria d'arte nel Vicolo del Coltellinaio a Siena sarebbe stata di Alfredo Pirri mi sono precipitata lì, il giorno 25 marzo e...

Be, la delusione è stata enorme; più che nei confronti di Pirri nei confronti di Serena Fineschi. Perché, cosa pensereste voi se vi trovaste davanti questo?

Siena: Alfredo Pirri al Caveau di Serena Fineschi

E' vero che spostandosi un po' si riesce a leggere qualcosa del contenuto; ma bisogna 'faticare'. Insomma, tutto il contrario dell'idea del mese precedente di Marina Dacci.

Ammetto di essere tornata a casa molto indispettita. Allo stesso tempo però dicevo tra me e me 'non può essere, non può essere che non ci sia niente su cui io possa riflettere, confrontarmi.'

E va bene che l'arte contemporanea spesso ha bisogno di un decodificatore; ma insomma sentivo che non era così in questo caso.

Mentre pensavo a queste cose sono andata a leggermi cosa Alfredo Pirri avesse detto di questa sua 'idea'.

Da Sienafree.it:

Con la scelta di non svelare l’intenzione che soggiace all’opera nemmeno alla curatrice del progetto, fino all’istante in cui l’idea stessa sarà esposta al pubblico, Pirri ci regala un tempo sospeso, un’attesa impalpabile ma urgente di cui l’idea stessa si nutre.

Una lettera che accompagna la busta chiusa diventa una lunga didascalia dell’opera che l’artista stesso definisce “un oggetto di cartoleria che svela uno spazio intimo e privato”.  “Ho aderito con entusiasmo al progetto di Serena Fineschi perché ho un legame antico e profondo con la città di Siena, segnato dalla collaborazione con le Papesse e dai tanti rapporti di amicizia che resistono al tempo che passa - spiega Alfredo Pirri - inoltre mi piace l’idea che l’arte tra queste mura non debba essere sempre e necessariamente monumentale ma possa nascere in una dimensione intima, segreta e privata come quella del Caveau di Serena, la stessa che in fondo caratterizza i rapporti veri tra la gente di Siena”.

Qualche giorno dopo sono tornata perché dovevo capire; non sapevo cosa ma dovevo capire e ho fatto proprio bene.

https://mydayworth.blogspot.com/2013/11/trekking-urbano-2013-siena-tempo-zulu.html

Infatti, leggendo per quanto reso possibile da Serena Fineschi o da Alfredo Pirri (non so di chi sia stata la scelta, magari lo chiederò a Serena) ho scoperto che si trattava di un testo di senso compiuto e non inventato. E' vero che il nome 'Gustav Mahler' si legge bene; ma vai a fidarti degli artisti se, come me in questo caso, non conosci la composizione musicale!

Ho avuto la riprova della corrispondenza al vero del contenuto cercando su internet. Infatti ho digitato 'Kindertotenlieder Gustav Mahler Friedrich Rückert' (è quello che si riesce a leggere in alto a sinistra) e Google prontamente mi ha fatto sapere che si tratta di 'Lieder', di Canti composti da Gustav Mahler per voce e orchestra. 'Kindertotenlieder' vuol dire 'Canti per bambini morti'.

Il testo è formato da cinque poesie di Friedrich Rückert. Alfredo Pirri ha riportato le prime due poesie. Eccole qua:

E oggi il sole vuole ancora sorgere così splendenteOra il sole osa sorgere e splendere ancora,
come se una sciagura nella notte non fosse avvenuta.
La sciagura è avvenuta: certo, a me solo è toccata,
e il sole splende ovunque e per tutti gli altri, là fuori.

Non devi in te la notte rinchiudere, e nasconderla,
ma lasciarla affondare e perdersi nella luce eterna.
Si è spenta nella mia tenda una piccola lucerna,
ma sia gloria alla luce cara e gioiosa del mondo!
Ora vedo bene perché fiamme così oscureOra so finalmente perché fiamme così oscure
mi lanciavate, occhi, in certi istanti!
Per raccogliere e stringere in un solo attimo
tutte le vostre forze, e farle piene e sicure.

Ma non presentivo, ovattato da nebbia e da caligine,
preso dentro la rete e accecato dal destino,
che il raggio già si piegava a riprendere il cammino,
verso quella dimora dove ogni raggio ha origine.

Voi volevate dirmi, col vostro luccicare:
Vicino a te sarebbe bello per noi restare,
ma questo, a noi, il destino l'ha voluto impedire.

Solo guardaci: noi saremo lontani, presto!
Quelli che per te sono soltanto occhi, in questo
giorno, saranno stelle nelle notti a venire
Furono scritti tra il 1901 e il 1904 ed eseguiti per la prima volta nel 1905.

'Se nella biografia di Rückert i “canti per i bambini morti” traevano origine da un’esperienza realmente vissuta dallo scrittore, Mahler li compose ben sei anni prima che lo colpisse la disgrazia della morte della figlia Maria di quattro anni, quasi “anticipando la sua vita” come scrisse nel diario una sconvolta Alma Schindler, la moglie di Mahler.

Il senso del ciclo è dato dal percorso emotivo che passa dallo sconcerto ad una apparente rassegnazione, attraversando le stazioni del dolore, del rimpianto, del presentimento, della paura.'

da miglieruolo.wordpress.com

Io ho cominciato a chiedermi 'cosa' mi ricordassi di Mahler; ma niente. Mi è tornato in mente solo che una sua Sinfonia aveva aperto una Settimana Musicale Senese della Fondazione Chigiana; infatti ho cercato ed è accaduto nel 2005 con la Sinfonia n.9.

Sono andata su Youtube per vedere se mi tornava in mente qualcosa; ma niente.

Ho chiesto ad amici e parenti. Qualcuno ricorda la sua Sinfonia n. 1, 'Titano'; qualcun'altro l'Adagietto della Sinfonia n. 5 utilizzata da Luchino Visconti nel film Morte a Venezia. Per me ancora buio totale.

Finita la mia ricerca su Mahler,  ho riletto il testo di Canti per bambini morti e la prima associazione che mi è venuta da fare è stata con Foglie di Beslan, pezzo per pianoforte e orchestra composto da Giovanni Allevi per commemorare la tragedia accaduta nel 2005 in una scuola di Beslan e che vide la morte di tante persone.

A questo punto è ovvio che mi piacerebbe sapere come mai Alfredo Pirri ha scelto questo testo e l'idea che gli era venuta e che poi non ha realizzato a livello artistico.

Bisognerà aspettare l'anno prossimo per saperlo, forse. Io intanto il 25 aprile torno nel Vicolo del Coltellinaio per scoprire cosa ci proporrà Serena Fineschi.

Qualcuno di voi che mi legge sta seguendo questa installazione di Serena Fineschi a Siena?

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

lunedì 14 marzo 2016

Caveau a Siena di Serena Fineschi

'Caveau' di Serena Fineschi a Siena

A Siena nel Vicolo del Coltellinaio una piccola edicola incastonata nelle mura antiche di un palazzo del centro storico (le vedete quelle due ragazze nell'angolo? ecco, proprio lì è) ospita dal 25 febbraio 2016 ogni mese per un anno:
'Caveau' -  idee mai nate.

Si tratta di una galleria d'arte sui generis, diciamo così. Maggiori informazioni le trovate qui.

Al termine dell'operazione l'artista Serena Fineschi, autrice di questa singolare installazione di arte contemporanea, svelerà il filo rosso che lega queste idee attraverso una mostra e una pubblicazione editoriale.

Nell'attesa su My Day Worth io pubblicherò ogni mese l'idea esposta con le suggestioni che mi ha trasmesso.

Non subito però, perché non voglio togliere il piacere della scoperta ai senesi in primis ma anche a tutte le persone che capiteranno a Siena di passaggio. Diciamo a metà tra un idea e l'altra in modo da poter scambiare le impressioni, con chi lo vorrà, qui o nella pagina Facebook (collegamento qui)

Siccome sono già passati quasi venti giorni dalla prima idea, eccomi qui a relazionarvi.

Siete pronti? si comincia!

FEBBRAIO 2016 idea proposta da MARINA DACCI, direttore della Collezione Maramotti, una collezione di arte contemporanea aperta al pubblico dal 2007 a Reggio Emilia.

'Caveau' di Serena Fineschi a Siena

Chiudi gli occhi e immagina... (*)

E' stato per me un colpo al cuore il pensiero di Marina Dacci

Come mai? perché ci ho trovato cose che mi stanno accompagnando in questo periodo: il silenzio, il giardino, l'ascolto.

Il silenzio perché tra qualche mese farò un'esperienza singolare, un corso di meditazione Vipassana della durata di dieci giorni che prevede l'osservanza del Nobile Silenzio. Sì, avete intuito bene, per dieci giorni non proferirò alcuna parola. Ma di questo ve ne parlerò a tempo debito, dopo aver fatto l'esperienza. Ora, anche se mi ci sto già cimentando da autodidatta, rischierei di essere noiosamente teorica.

Il giardino perché è stato il tema del ritiro di Yoga dello scorso settembre. Attraverso un gioco che prevedeva di scrivere su un foglio e in maniera anonima una qualità che vedevamo in ogni partecipante, l'ultimo giorno l'insegnante ha raccolto quanto avevamo scritto e ha inserito  in maniera creativa, all'interno dei petali di due fiori disegnati in un foglio per ciascuno di noi, tutte le 'qualità' che gli altri ci avevano attribuito.

Il gioco ovviamente non finiva lì. Siamo stati invitati dall'insegnante ad esporre i nostri 'fiori' in qualche angolo di casa, ben visibile almeno per noi, in modo da rafforzare o renderci cosapevoli delle nostre qualità e continuare a coltivarle. In questo modo avremmo sicuramente distolto la  nostra attenzione dalle negatività arrivando magari con il tempo ad eliminarle naturalmente come quando si smette di annaffiare una pianta.

L'ascolto è un'attitudine che ho deciso di coltivare maggiormente, anche al lavoro, perché mi offre la possibilità di allenarmi ad abbandonare l'abitudine alla reazione e quindi ad agire con consapevolezza ed equanimità; cosa non facile ad esempio quando trovo qualcuno che si comporta in un modo che non mi piace.

Il pensiero di Marina Dacci è un percorso sensoriale dove il senso apparentemente assente, quello del gusto, è forse sottinteso da quel  'giardino' che ho immaginato con delle piante anche da frutto. Gli altri sensi invece sono sollecitati in maniera esplicita.

Ad esempio quando ho letto quel 'Chiudi gli occhi e tocca le superfici screpolate dei muri' ho inevitabilmente toccato il muro che avevo davanti. Mi sono sentita un po' bambina.

Mentre invece 'le foglie pungenti e polpose' lì per lì non ho capito a cosa si riferissero. Scambiando poi un primo parere con una persona che mi segue su Facebook, Anna Mattii, ho saputo che si riferisce ai cactus. Non ci sarei mai arrivata! Infatti ho detto ad Anna che forse è perché non ho un giardino 'reale' in senso fisico :-)

***

Siccome mi piacerà anche venire a conoscenza e condividere con voi il pensiero di ogni autore sull'idea proposta, comincio subito riportando quanto detto da Marina Dacci sul suo contributo.

"L’immagine è quella di un giardino inviolato dove tutto è possibile, una linea, un percorso da perseguire nella propria vita. E’ un pensiero che qualcuno potrebbe raccogliere per un momento di riflessione e, magari, fare proprio. Credo che non a caso Serena Fineschi abbia deciso di aprire Caveau con questo piccolo contributo, perché forse rappresenta un prologo alla sua idea progettuale”. Tratto da sienafree.it

***

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

***

(*) Chiudi gli occhi e immagina.
chiudi gli occhi e respira:
Senti il profumo degli incensi
e dell'aria calda.
Chiudi gli occhi e tocca
le superfici screpolate dei muri,
le foglie polpose e pungenti.
Chiudi gli occhi e senti
il fruscio delle tende nel silenzio.
Spalancali ora.
La tua luce e l'ombra si mescolano
nel giardino segreto:
dove puoi scivolare con gli occhi
dentro mille superfici, mille anfratti.
Silenzio.
Il giardino è inviolato
è il tuo giardino.
Puoi lasciarlo (?) fluire
la carezza delle emozioni,
le malinconie, i sussulti,
i tremori, i nodi (?) assoluti.
Senza paura.
Il giardino è dentro di te.

(*Dedicato a Isa
e a tutti quelli che hanno
la pazienza di ascoltare...)

NOTA: i punti interrogativi indicano le parole di cui non sono sicura perché la scrittura non era chiara.