giovedì 4 maggio 2017

#maggiodeilibri #scrittori – Un Omaggio a Jane Austen

#maggiodeilibri – Un omaggio a Jane Austen

Guest Post a cura di Paola C. Sabatini per la settima edizione di #maggiodeilibri, la campagna nazionale che promuove il benessere della lettura con eventi organizzati in tutto il territorio nel periodo che va dal 23 aprile, Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, al 31 maggio.

Il #maggiodeilibri quest’anno, accanto al tema principale incentrato sulla lettura come strumento di benessere, si è proposto di sviluppare anche altri filoni, tra cui gli anniversari di scrittori e scrittrici illustri.

Jane Austen è una di questi e quest’anno ricorrono i duecento anni dalla sua morte avvenuta il 18 luglio del 1817.

Lo confesso, sono una janeite tardiva.
Il mio incontro con Jane Austen è fin troppo recente, è accaduto nell’anno di grazia 2009 ed è stato tanto casuale quanto indiretto.
È successo che una sera, mentre cercavo un film in TV per chiudere la giornata in bellezza e poi andarmene a dormire, mi sono imbattuta ne “Il club di Jane Austen”, un film di poche pretese, tratto dall’omonimo libro di K. J. Fowler, che non si può certo definire indimenticabile ma che assolve bene alla sua funzione di intrattenimento serale; il fatto è che per me quel film ha rappresentato l’anta dell’armadio dentro cui Lucy Pevensie decide di nascondersi, mentre gioca a nascondino con i fratelli, nelle memorabili Cronache di Narnia di C. S. Lewis, ed ora racconterò perché.

Tornando al film diretto da Robin Swicord, la trama si sviluppa intorno alla decisione di cinque donne, in parte amiche e in parte no, alle prese con problemi sentimentali di varia natura, che decidono di fondare un club letterario e di dedicare il primo ciclo di letture ai sei romanzi della Austen; ne avrebbero letto uno al mese e poi, a turno, ciascuna avrebbe introdotto il dibattito e il confronto sul romanzo letto, in occasione di un’apposita riunione, bevendo tè e mangiando pasticcini o sandwiches. E siccome i romanzi della Austen sono sei, si unirà al gruppetto uno strano ragazzo, che in vita sua non ha mai letto libri che non siano di fantascienza ma che si è infatuato di una delle fondatrici del club, e che accetterà di misurarsi con i personaggi tutt’altro che fantastici del mondo austeniano.

Dicevo dell’armadio…
Lucy, una volta nascostasi nell’armadio, scoprirà che è molto di più di un semplice guardaroba; si trattava in verità di un portale d’accesso verso una terra incantata, la terra di Narnia.
Io, come Lucy, ho intuito - guardando il film - che quei romanzi per me sarebbero stati qualcosa di più di semplici “romanzetti rosa annacqua cervello” come spesso avevo sentito definirli, sarebbero stati un portale verso un nuovo mondo; e siccome detesto non capire e non seguire una conversazione tra persone (in questo caso, gli attori del film) che parlano di un autore o di un argomento letterario, il giorno dopo, forte di questa mia intuizione, sono corsa in libreria ed ho acquistato il mio primo romanzo di Jane Austen: Orgoglio e pregiudizio, tradotto dall’impareggiabile Fernanda Pivano.
Stranamente, non mi era ancora mai capitato di vedere il film ma di Mr. Darcy avevo già sentito parlare da una prozia che rammentava un superbo sir Laurence Olivier in quel ruolo, nella prima versione cinematografica del libro, quella del 1940.
Ebbene, una volta letto il primo romanzo, mi sono fiondata nuovamente in libreria per acquistare gli altri cinque romanzi della Austen, sopportando lo sguardo di commiserazione del commesso di turno, al quale avrei potuto raccontare una pietosa storia di “folgorazione improvvisa” da parte di una presunta figlia adolescente - che non avevo - e di una madre disposta a tutto e con il dovere di assecondarla, perché “leggere è importante, qualunque cosa si legga, purché si legga!”

Da allora, ho riletto più volte sia Orgoglio e Pregiudizio sia Persuasione. Quest’ultimo rimane il mio romanzo preferito, perché è quello più maturo della Austen ma, soprattutto ( inutile nasconderlo), perché contiene la lettera d’amore più bella che io abbia mai letto, quella scritta dal capitano Wentworth ad Anne, dopo essersi incontrati più volte in società senza quasi rivolgersi la parola dato che otto anni prima lei avevo rotto il loro fidanzamento, una lettera con un post scriptum che occorre citare per commemorare doverosamente la bravura di questa autrice ironica, arguta, intelligente, brillante, capace di rendere serena una giornata triste, di tratteggiare uno stato d’animo o un carattere con poche frasi, di padroneggiare le parole attraverso una tecnica narrativa decisamente innovativa per il suo tempo:

Devo andarmene incerto del mio destino; ma tornerò qui e mi unirò alla vostra compagnia, appena possibile. Una parola, uno sguardo basteranno per decidere se io debba entrare nella casa di vostro padre questa sera, o mai.

Non c’è ammiratrice di Jane Austen che non conosca a memoria queste frasi.
E con lui, me ne vado anch’io, vado a rileggere ancora una volta qualche pagina scritta dalla straordinaria zia Jane.

***
Risorse:
- la foto di copertina è stata presa dal sito della University of Texas Libraries

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