lunedì 26 ottobre 2015

Da qualche parte nel mondo

Da qualche parte nel mondo di Chiara Cecilia Santamaria

Da qualche parte nel mondo di Chiara Cecilia Santamaria
Rizzoli Editore - 2015


Da qualche parte nel mondo, romanzo d'esordio di Chiara Cecilia Santamaria - romana trapiantata a Londra, autrice del seguitissimo blog Ma che davvero?, mamma di Viola e molto altro ancora - è una storia di formazione di una Cenerentola contemporanea ambientata a Roma e a Londra e che ha il suo principale pregio, secondo me, nella scrittura che nello stile mi ha ricordato quello di Margaret Mazzantini in Venuto al mondo. Forse è brutto fare paragoni ma mi è utile per rendere l'idea.

Chi segue il blog di Chiara è già a conoscenza della sua padronanza linguistica; ma un romanzo è un'altra cosa rispetto ad un post nel senso che deve essere in grado di tenere desta l'attenzione del lettore per molto più tempo e lei ci è riuscita. La tensione è quasi come quella di un giallo.

Ho 'riconosciuto' in alcuni personaggi del romanzo persone realmente incontrate nella mia vita e qualcosa anche della mia 'me' più giovane. In fondo i protagonisti principali del romanzo sono ventenni e questo - detto per inciso - giustifica anche quelle parti del romanzo che il lettore 'più grande' può trovare troppo sentimentali.

Esser Lara, la protagonista, secondo me vuol dire essere soli o meglio arrivare alla consapevolezza che soltanto noi possiamo fare compagnia a noi stessi con la dedizione che vorremmo dagli altri. E questa consapevolezza, secondo me, dà serenità contrariamente a quanto possa sembrare.

Come mai mi sono convinta di questo? Perché secondo me le persone che da piccole non hanno avuto la possibilità di vivere serenamente la propria crescita, come Lara per l'appunto, poi quando realizzano che per raggiungere i propri desideri devono darsi da fare, chiedere, muoversi anche geograficamente per superare la paura verso l'altro che una tale educazione porta con se lo fanno con tanta impulsività e anche rabbia che quando poi arrivano a dare una svolta importante alla loro vita tendono ad affrontare i rapporti in maniera ossessiva, della serie 'o tutto o niente', e questo porta sofferenza perché allontana le persone che all'inzio si dimostrano disponibili nei loro confronti  poiché colpiti dalla loro sensibilità, estro, talento, determinazione, fragilità o altro e poi si sentono braccate,  si accorgono che si pretende tutto da loro ed in esclusiva.

Ciò non impedisce comunque ai più intelligenti o ai più spigliati in materia di rapporti umani di riconoscere un valore unico e raro a quella persona. È quel che fa Andrés, ad esempio.

Elena, l'amica del cuore, è la compagna di banco rassicurante, quella che ci sarà sempre per condividere le nostre gioie e i nostri dolori, che vive con la giusta spensieratezza la sua gioventù senza per questo andare alla deriva.

Le mamme di Lara ed Elena sono dei personaggi tenerissimi nella loro diversità ed ho colto come un invito, chissà se voluto o no da Chiara, ad amare e a dedicare più attenziome alle nostre mamme della cui vita passata forse conosciamo sola la parte da quando siamo nate noi in poi mentre invece non sono state sempre 'mamme', sono state anche loro figlie, adolescenti, donne e per di più in un'epoca diversa dalla nostra. Come allora hanno vissuto? quali pensieri, speranze, progetti avevano? Sono riuscite a realizzarli? Insomma, sono state felici? e oggi, lo sono ancora?

Elio è un personaggio affascinante; il saggio, il grillo parlante che tutti vorremmo avere per sentirci dire quello che non permettiamo a nessun altro di dirci anche se poi magari facciamo comunque di testa nostra. Elio rappresenta la sicurezza dell'esperienza non invadente.

Questi i personaggi che mi hanno colpito di più.

Poi ci sono i luoghi. L'Assenzio, un locale di Roma (reale o di fantasia?), che a me inevitabilmente ha richiamato il capolavoro di Renoir e poi un luogo reale come Camden a Londra, il quartiere dove si trasferirà Lara.

L'arte è uno degli altri protagionisti e qui Chiara snocciola tutta la sua conoscenza non so se sempre avuta oppure cercata per la stesura del romanzo. A tal proposito mi piacerebbe chiederle come le è venuta in mente la 'performance di videoart in Giappopne'; mi ha fatto troppo ridere nella sua assurdità.

Cosa penso del finale? che è coerente con 'la strategia del fallo e basta', del 'carpe diem' che Lara si è costruita e poi che... può succedere a tutte le età e nelle migliori famiglie! A parte la battuta, Il romanzo finise lasciando al lettore il 'giudizio' o le ipotesi di 'soluzione'.

A chi lo regalerei? ad una nipote giovane (sono i libri come questo quelli che possono essere regalati dalle zie, non dalle mamme ;-) ).

Come mai ho deciso di leggere questo romanzo? perché mi piace come scrive Chiara ma poi perché sapevo che una parte era ambientata a Londra, Chiara abita a Londra e la conosce come le sue tasche; io quando ho saputo del libro avevo già prenotato da tempo la mia prima volta a Londra e quindi, come dire? volevo anticiparmi un po' di quello che avrei visto e poi... sappiate che è proprio da Londra che sto pubblicando questo post! Quindi ovviamente prossimamente su questi schermi vi racconterò della mia Londra :-)

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