mercoledì 18 luglio 2012

L'età forte

L'età forte di Simone de Beauvior


di Simone de Beauvoir
Einaudi editore
Torino


La prima parte di questo secondo volume dell’autobiografia di Simone de Beauvoir racconta degli anni dell’insegnamento, del rapporto con Sartre, dei tanti viaggi fatti anche da sola, dei suoi inizi di scrittrice come anche quelli di Sartre e di quel rapporto particolare che si era istaurato tra lei, Sartre e Olga e che sarà d’ispirazione alla sua opera prima, L’invitata, come racconta lei stessa nel libro.


A pagina 320, l'inizio della seconda parte, Simone afferma:
Fino allora mi ero preoccupata di arricchire la mia vita personale e d'imparare a tradurla in parole; a poco a poco avevo rinunciato al quasisolipsismo, all'illusoria sovranità dei miei vent'anni; avevo acquistato il senso dell'esistenza altrui; ma la cosa che più contava per me erano i miei rapporti personali con gli individui presi uno a uno, e desideravo aspramente la felicità. D'un tratto la Storia mi cascò addosso e scoppiai: mi ritrovai sparpagliata ai quattro angoli della terra, legata con tutte le mie fibre a tutti e ciascuno. Idee, valori, tutto fu sconvolto; la felicità stessa perse la sua importanza. Nel settembre 1939, annotai: 'Per me, la felicità era anzitutto un modo privilegiato di afferrare il mondo; se il mondo cambia al punto da non poter più essere afferrato in quel modo, la felicità non ha più un gran valore.' E ancora, nel gennaio 1941, scrivevo: 'Quanto mi appare limitata l'idea di felicità che avevo un tempo! Essa ha dominato dieci anni della mia vita, ma credo di esserne uscita quasi del tutto'. In realtà non vi sono mai sfuggita del tutto. Piuttosto cessai di concepire la mia vita come un qualcosa di autonomo e di chiuso in se stesso; dovetti riscoprire i miei rapporti con un universo il cui volto non riconoscevo più. Questa è la trasformazione che ora racconterò.


Arrivata all’ultima pagina, la 529, speravo ancora di trovare traccia di questa 'trasformazione' che alla fine ho dedotto essere la presa di coscienza della ‘realtà’ della seconda guerra mondiale e della necessità di fare qualcosa attraverso la scrittura.


Troppe pagine, secondo me, per dire questo senza poi declinare nel concreto.
Forse le mie aspettative erano troppo elevate dopo la lettura del primo volume, Memorie di una ragazza per bene, in cui la ragazza Simone molto lucidamente confessa Le remote questioni sociali m’interessavano assai meno dei problemi che mi concernevano strettamente: la morale, la mia vita interiore, i miei rapporti con Dio; e cominciai a riflettere su questi problemi. condividendo via via nel libro le sue riflessioni cosa che accade molto di rado nel secondo volume essendo questo più ‘descrittivo’; ma non demordo. Leggerò senz’altro gli altri volumi di questa autobiografia, anche se non subito, per trovare la donna Simone già ragazza per bene.

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