domenica 16 dicembre 2012

Ventrone, Doisneau, Vermeer, Klee, Guttuso, Pistoletto

Luciano Ventrone - Sui generi/s
Roma, Casino dei Principi
Fino al 6 Gennaio 2013

(Da un pannello della Mostra)
'OLTRE LA REALTA’:
I “GENERI” PITTORICI
NELL’ERA DELLE TECNOLOGIE IMMATERIALIDELL’INFORMAZIONE

La tecnica di Ventrone ha un procedimento ben definito. La prima fase è la scelta della composizione da riprodurre, che richiede una lunga meditazione. Nella maggior parte dei casi le nature morte di frutti o fiori sono posti in semplici contenitori, presenze solitarie e sperdute nello spazio che le circonda.

La composizione allestita viene quindi illuminata con il rigore di un tavolo anatomico: ogni singolo punto luce va a indagare il pertugio di un bocciolo di rose, la coriacea epidermide di un cocomero. Le sorgenti luminose sono multiple, come svela nei dipinti il gioco di ombre sovrapposte. Si tratta sempre di una luce fredda che oggettivizza il soggetto immobilizzandolo, ma che al contempo diventa parte integrante di esso. Una vera e propria vivisezione del particolare per amplificare i puri rapporti compositivi generate da forme, colori, luci e ombre. Con un’attenzione ai rapporti volumetrici fra i vari soggetti, ai pieni e ai vuoti che creano l’equilibrio della composizione, contribuendo a rendere uniche queste nature morte. Quando la composizione è pronta tocca a Miranda Gibilisco, moglie dell’artista, i cui scatti da fotografa professionista accompagnano il lavoro di Ventrone da oltre 30 anni. Gli scatti fotografici, ieri analogici, sono negli ultimi anni digitali. Scelto lo scatto, una specie di icona laica di cui Ventrone cattura l’essenza della realtà proiettandolo con la sua Pani Austria Pantarex (1:2,7-f=18cm) sulla tela di lino, preparata con il gesso, per disegnarne la sagoma. Il disegno è praticato a matita, pastelli, acrilico o tempere all’uovo. La fase finale, la più problematica, consiste nella pittura a olio del disegno tracciato sulla tela, compiuta sotto la luce di una lampada speciale al neon (normalmente impiegata per la crescita vegetativa) che restituisce anche di notte la luce del giorno all’artista, senza mai proiettare ombre sulla tela. E’ una fase lunga quella della pittura, che può richiedere, a seconda delle dimensioni dell’opera, alcuni mesi di lavoro, come anche più di un anno per la sua ultimazione. L’artista dipinge seduto a cavalcioni sulla sedia che sta davanti al cavalletto. A volte lavora per ore e ore di seguito e sempre faticosamente, un particolare dopo l’altro. Un lavoro da certosino. Il suo è un procedimento che comporta un maniacale quanto geniale gioco di infinite velature che stende una volta sistemato il bastone per appoggiarvi la mano. Egli pratica un caleidoscopio di sovrapposizioni tonali che non ha precedenti nell’arte contemporanea internazionale, il tutto a colpi di pennelli sottili come lame di bisturi, alcuni con la punta non più grande della cruna di un ago. I colori li picchietta dapprima su un piatto bianco rovesciato di ceramica, poi li mescola e li prova fino a quando non trova l’intensità giusta del vermiglio, la screziatura esatta di un ocra pallido. Nella sua pittura ciò che conta è il colore che diventa luce. Il colore è strumento di conoscenza e l’artista ne fa un uso che rasenta la metafisica. Nello studio di Collelongo (Aquila) si può ammirare una vera e propria ‘istallazione’ di centinaia di tubetti di colori a olio, appena aperti oppure completamente strizzati, adagiati su una passerella che si snoda per diversi metri. Le loro provenienze geografiche sono eterogenee, come si può ricavare dalla serie infinita di etichette: Mussini, Blookx, Michael Hardings, Fragonard, Rowney, Gamblin, Lefranc & Bourgeois, Williamsburg… L’artista, nonostante l’apparente caos, si muove ogni volta con grande disinvoltura alla ricerca del colore perfetto per la sua composizione, conoscendone perfettamente di ognuno tutte le potenzialità espressive.

Quando il dipinto è terminato, o meglio, è sottratto all’ossessiva ansia di perfezionamento del suo artefice, per Ventrone è come avere un orgasmo sessuale. C’è un periodo finale d’intensa emozione, seguito da una fase di svuotamento quasi…fisico e psichico. Ma dura molto poco.

Luciano Ventrone, I segni del tempo, 2010 

Personalmente preferisco il realismo espressionista per cui ero un po' prevenuta rispetto all'iperrealismo di Ventrone ma ho preso come un segno la dritta su questa mostra offertami da @avadesordre e alla fine mi sono ricreduta perché si percepisce che è una pittura 'metafisica', come dice il pannello, e perché è interessante, anche se maniacale, la tecnica pittorica. A questo proposito molto utile è il video presente nella mostra dove si vede l'artista in azione nel suo studio. Il paragone dell'ultimazione di una sua opera ad un orgasmo mi ha fatto tornare in mente Pollock che in un intervista, alla domanda 'Come fa a capire quando ha finito un quadro?', Pollock risponde 'Come fa a capire quando ha finito di fare l'amore?'

Robert Doisneau, Paris en liberté
Roma, Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194
Fino al 3 Febbraio 2013

"Il mondo che cercavo di mostrare era quello in cui mi sarei trovato bene, abitato da persone cordiali e colmo della tenerezza che bramo. Le mie foto costituivano una prova della possibile esistenza di quel mondo.”
(Robert Doisneau)

Robert Doisneau, Bacio davanti all'hotel De Ville, 1950

Non ci si può aspettare che cose belle da uno che la pensa in questo modo. La parte iniziale della mostra è bellissima; due pannelli con foto che riprendono persone di vario genere intente a guardare tutti la stessa cosa. Se, come me, si comincia a guardare ogni foto dalla parte dove non è scritto il soggetto fotografico, c'è la scoperta dell'oggetto dello sguardo di tutte le persone immortalate dagli scatti di Doisneau; un oggetto 'universale' :-). Percorrere la mostra è come percorrere le vie di Parigi; la foto Bacio davanti all'Hotel de Ville non è messa in evidenza per cui ci s'imbatte in essa quando meno ci se lo aspetta. C'è una delle ultime foto scattate, che ritrare Juliet Binoche nel 1991, ed è bellissima allo stesso modo di quelle scattate negli anni Cinquanta.

Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese
Roma, Scuderie del Quirinale
Fino al 20 gennaio 2013

Il pannello iniziale della mostra informa sul fatto che Vermeer è vissuto nell’Olanda calvinista di Delft da dove non si spostò mai; che visse fino all’età di 45 anni, si convertì al cristianesimo per sposare la moglie cattolica con la quale ebbe quindici figli e che realizzò una cinquantina di opere di cui sono note solo trentasei, otto presenti nella mostra di Roma; quindi un quantitativo notevole direi.
Nel percorso della mostra i quadri di Vermeer sono mimetizzati tra i quadri dei suoi contemporanei.
Racconta l'audioguida che si tratta di una pittura di genere attenta ai dettagli e alla resa dei materiali attraverso lo studio degli effetti della luce, in particolar modo dei tessuti. I soggetti riflettono la cultura medio-borghese dell’Olanda del diciassettesimo secolo. Attraverso figure che suonano, leggono, scrivono vengono rappresentati l’amore, il desiderio, il corteggiamento ma anche l’operosità e la sobrietà attraverso ritratti di famiglia.

A Vermeer interessava il rapporto tra l’amore e la musica ed infatti è questo il motivo per cui le scene d’amore sono sempre accompagnate da strumenti musicali che vengono suonati o che aspettano di essere suonati. Si riteneva che la musica potesse favorire l’amore ma anche esserle di consolazione.

Il primo quadro di Verrmeer che ci viene incontro nella mostra è La stradina e ci si sente subito colpiti e affondati dal realismo di quella facciata di mattoni rossi, dei portoncini, delle imposte, del marciapiede.

Johannes Vermeer, La stradina

La ragazza con il cappello rosso di Veermer è di dimensioni ridotte rispetto a a quanto ci si aspetterebbe ma buca lo schermo! È un modo per farvi capire l’effetto che fa.  Sempre dall'audioguida apprendo che il soggetto fa parte dei “tronien”, ‘volti’ ed ‘espressioni’ intesi come studi su personaggi interessanti più che come veri e propri ritratti.

Johannes Vermeer, Ragazza con il cappello rosso

Giovane donna seduta al virginale, altro dipinto di piccole dimensioni che mi ha conquistata.

Johannes Vermeer, Giovane donna seduta al virginale
L’unico Vermeer che avevo visto fino ad ora era quello di soggetto religioso ‘Cristo in casa di Maria e Marta’ alla mostra da Vermeer a Kandinskj di Rimini di quest’anno però non mi aveva entusiasmato così come non mi hanno entusiasmato la Santa Prassede e La Fede presenti in questa mostra forse perché le mie aspettative erano mirate alle scene di vita quotidiana.
Una certa ilarità mi hanno suscitato i dipinti di interni delle chiese olandesi, ex chiese cattoliche, dove i cani non solo sono ammessi ma fanno i loro bisogni senza che nessuno ne rimanga scandalizzato come ad esempio in Cappella nella Laurenskerk a Rotterdam, con tomba dell'Ammiraglio Witte de With di Anthonie de Lorme :-)

Anthonie de Lorme, Cappella nella Laurenskerk a Rotterdam, con tomba dell'Ammiraglio Witte de With

Paul Klee e l'Italia
Roma, Galleria Nazionale Arte Moderna
fino al 27 Gennaio 2013

Dai pannelli della Mostra apprendo che nel 1901-1902 Klee fa il suo primo viaggio in Italia. Sulle città visitate scriverà “Genova: drammatica, moderna, visiva; Roma: epica, storica, narrativa; Firenze: piacevole da vivere, poco italiana, ‘internazionale’; Napoli ha tutto: splendore e miseria, vita portuale e vita mondana… addirittura un pezzo di Roma, il Museo Nazionale. La sua natura è paradisiaca, ben superiore a quella di Genova.” Grazie a questo viaggio Klee intuisce che ‘l’arte del passato è irraggiungibile per un artista moderno’ e quindi ‘gioca a distorcere la perfezione classica’ come è evidente nel ciclo Le Invenzioni; una serie di incisioni di carattere comico e grottesco come ad esempio Incontro di due uomini dei quali ognuno crede l'altro collocato più in alto di sé.
Paul Klee, Incontro di due uomini dei quali ognuno crede l'altro collocato più in alto di sé
Klee oltre che alla pittura si dedica anche alla musica (la moglie è una musicista di professione) e alla poesia e arriverà a dire che ‘la musica compensa il senso di sconforto provato difronte alla perfezione dell’arte del passato’ e qui non ho potuto fare a meno di ripensare a Vermeer per il quale la musica favorisce l’amore o lo consola.

La natura e l’architettura sono i temi cari a Klee.

Paul Klee, Quartiere di ville fiorentino
Per lui ‘l’arte non deve essere imitazione del reale ma suo superamento attraverso la suggestione e la magia del fantastico.’
Compirà altri due viaggi in Italia, nel 1924 e nel 1931, che influenzeranno anche la sua tecnica pittorica; infatti il suo puntinismo deriva dai mosaici di Ravenna.

Guttuso, 1912-2012
Roma, Complesso del Vittoriano
Fino al 10 Febbraio 2013

Dall'audioguida ho appreso che dall’esperienza maturata dall’artista nella clandestinità romana nascono i disegni 'Gott mit Uns', una delle più alte testimonianze della barbarie nazista e della conclusiva tragedia bellica italiana.

‘Dio è con noi’ è il macabro motto che i tedeschi portavano incisa nella placca della cintura.

Dice Guttuso ‘perché un opera viva bisogna che l’uomo che la produce sia in collera ed esprima la sua collera nel modo che più gli si confà.’

Renato Guttuso, 'Gott mit Uns'

Nella pittura di Guttuso le citazioni a Cezanne, De Chirico e Picasso sono evidenti.
La prima opera di Guttuso che ho visto da liceale è stata I funerali di Togliatti del 1972 che ebbe un forte impatto su di me. Recita la didascalia della mostra ‘il muto incontro con la morte ci trascina in un epica tutta interiorizzata’.


Renato Guttuso, I funerali di Togliatti

Di forte impatto cromatico La Vucciria del 1974.

Renato Guttuso, La Vucciria

"Ho sempre fatto quel che ho ‘sentito’… come si suol dire ma per me sentire qualcosa è sempre stato nell’ordine di cercare la ‘realtà’."

Il realismo di Guttuso è espressivo nella tecnica e progressivamente storico, sociale, narrativo, esistenziale e memoriale nei contenuti.

Sconsiglio di prendere l'audioguida perché le didascalie delle opere più significative sono comunque riportate in forma scritta accanto alle opere....

Michelangelo Pistoletto, Il Terzo Paradiso
Roma, Terme di Caracalla

Michelangelo Pistoletto, Il Terzo Paradiso

Che cos'è il Terzo Paradiso?

È la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado a dimensione planetaria. Il pericolo di una tragica collisione tra la sfera naturale e quella artificiale è ormai annunciato in ogni modo*.

Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra, congiuntamente all'impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l'effettiva riuscita di tale obiettivo.

Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza.

Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale.

Il Terzo Paradiso è raffigurato simbolicamente da una riconfigurazione del segno matematico dell'infinito. Con il “Nuovo Segno d’Infinito” si disegnano tre cerchi: i due cerchi opposti significano natura e artificio, quello centrale è la congiunzione dei due e rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.”
(Michelangelo Pistoletto)

 *Il termine artificio ha come radice la parola arte, perciò l'arte assume oggi essenziali responsabilità riguardo all'intero mondo artificiale.

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